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 05-Nov-2011  Stampa la pagina corrente  Stampa tutto  Mostra la mappa

Massimo Boi

opere di Massimo Boi

Massimo Boi nasce in Sardegna, a Carbonia, nel 1958
All'interno del gruppo di giovani ceramisti sardi, di quelli - per intenderci - che si avviano ai quarant'anni di età e ai venti di attività, Massimo Boi si colloca tra i pochi che possono vantare una formazione professionale regolare, avvenuta nelle aule e nei laboratori dell'Istituto statale d'arte di Oristano. Ad Oristano si è consumata anche la sua prima esperienza di lavoro, col gruppo di giovani che, freschi di diploma, decisero nel 1978 di dare vita alla C.M.A., cooperativa di maestri d'arte, intenzionati a mettere a frutto quanto imparato a scuola per recuperare e portare avanti la tradizione ceramica locale. Un programma di tutto rispetto, che la cooperativa persegue tuttora con soddisfacenti risultati, pressoché unica tra i ceramisti sardi a praticare con convinzione e continuità le tecniche dell'ingobbio e del graffito, tipiche e tradizionali della ceramica oristanese. L'esperienza di quegli anni ha stimolato in Massimo Boi l'attenzione al problema della tradizione, sollecitando un approccio individuale: anche dopo la fine del rapporto con la C.M.A., dal suo laboratorio aperto nei primi anni Ottanta nei dintorni di Cagliari sono uscite ceramiche di sapore regionale, che si sono subito imposte all'attenzione del pubblico per l'utilizzo di tecniche e forme inconsuete. Tra le ceramiche dell'epoca è da ricordare soprattutto l'interpretazione particolare del tipico vaso-galletto oristanese, per l'inusitata bicromia nero-violetto o per lo smalto a colature: rifiniture accurate per modelli di netta definizione formale, arricchiti da piccole protomi allusive.
La prima qualità di Massimo Boi è quella, infatti, di essere un ottimo torniante, abilità che gli consente di far piegare agevolmente l'argilla a tutte le esigenze della produzione. A questa prima qualità occorre aggiungere una consolidata padronanza di smalti, ingobbi e vetrine che gli permette di trovare sempre la "coperta" giusta per le forme sempre diverse che la sua inesauribile fantasia gli suggerisce. Una tale competenza gli ha permesso, fin dagli esordi, di mettere a punto un personale stile creativo, basato sulla sobrietà della decorazione che in maiolica soprattutto emerge da un calibrato rapporto tra disegno, pittura e superficie bianca. Ha iniziato, sullo scorcio degli anni Ottanta, a ricercare gli effetti decorativi affidati all'abbinamento di smalti contrastanti per colore e per opacità, raccordati da elementi plastici spesso rifiniti con ingobbi colorati. Gian Carlo Bojani, direttore del Museo internazionale della ceramica di Faenza, nelle sue note introduttive alla Mostra dei ceramisti tenutasi a Cagliari nel giugno del 1990, alla quale Massimo Boi ha partecipato con due grandi piatti rifiniti con smalti lucidi e opachi e aggiunte plastiche colorate con ingobbi, accenna, per quel tipo di produzione, a “nuove curiosità di materiali, tecniche e ricerche” e definisce Massimo Boi componente di “un gruppo che merita una particolare considerazione per la sintesi fra sollecitazioni diverse che spesso riesce a comporre o perlomeno a suggerire”.
La curiosità per la sperimentazione formale e materica è la molla che nei primi anni '90 lo spinge a seguire e collaborare fattivamente a manifestazioni e mostre regionali e nazionali, praticando con convinzione la tecnica raku.
Tecnica raku, punto di approdo di una ricerca iniziata qualche anno fa con soluzioni di monocromia brillante sull'argilla annerita dal processo di cottura che tende sicura a cercare nuovi abbinamenti e nuovi effetti cromatici. Un modo nuovo di porsi verso l'antico problema della tradizione, evocata qui dai richiami cromatici dal sapore etnico, e di dare libero corso alle manifestazioni di creatività originale di cui Massimo Boi può andare giustamente fiero.

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